“Let’s keep in Touch!”

lettura del post scritto da Dino sul mondo della TV, qui su Market Revolution, ho pensato di approfondire l’argomento, in particolare relativamente al tema del rapporto tra mondo social e  scatola nera (oggi sempre più tendente al bianco e governata dal principio 3D dentro, ma 2D fuori). Forse non tutti sanno che, FOX sta sperimentando con alcune delle serie di punta di questa stagione (come Touch ad esempio), l’intersezione tra palinsesto e social network. Sostanzialmente si segue la serie in TV e si commenta su Facebook, sotto stimolazione dei post pubblicati durante la puntata dal community manager.

 “La proporzione è sempre la stessa, 1 a 1,618. Si ripete sempre uguale: gli schemi, i modelli matematici sono nascosti in piena vista, basta sapere dove cercare. 7.080.360.000 persone, solo alcuni di noi vedono come sono connesse. Oggi manderemo più di 300 miliardi di email, 19 miliardi di SMS e ci sentiremo comunque soli. In media diciamo 2250 parole al giorno a 7,4 altre persone; queste parole saranno usate per ferire o per confortare? Un’ antica leggenda cinese parla del filo rosso del destino, dice che gli dei hanno attaccato un filo rosso alla caviglia di ciascuno di noi, collegando tutte le persone le cui vite sono destinate a toccarsi. Il filo può allungarsi, o aggrovigliarsi, ma non si rompe mai.”

Ecco la frase introduttiva di Touch, la nuova grande serie della FOX. Come avrete capito, non è della trama o del contenuto di questo nuovo prodotto televisivo che vorrei parlarvi, quanto meno, non strettamente e solo di quello.

Noi di Market Revolution abbiamo ragionato tanto su questo nuovo modo di essere persone (e consumatori al tempo stesso) in questo nuovo mercato e ciò che FOX Italia sta facendo, in particolare con questa serie, è molto emblematico da questo punto di vista: siamo sempre connessi, ma ci sentiamo comunque soli. Il loro invito è quindi semplice: “perchè non esercitate il vostro multitasking dividendovi tra TV e Facebook, così da sentirvi connessi e in compagnia?”

Ho iniziato a guardare Touch dalla prima puntata, la cui pubblicità invitava a seguire la serie in diretta sulla pagina Facebook. Inizialmente devo dire che non ho dato molto peso a questo messaggio, ma una sera ho deciso di dare una chance a questo nuovo modo, forse un po’ malato, di guardare la televisione nell’epoca della Market Revolution. La prima impressione? Devo dire che l’ho trovato molto molto stressante, soprattutto nel momento in cui ciò che guardiamo non è una sit com leggera e poco faticosa. Intendiamoci, non è che Touch sia un trattato di fisica quantistica, però le puntate necessitano di essere seguite, tanto è vero che il post finale del community manager, che diligentemente lavora davanti alla TV la sera, ha riscosso il maggiore successo (quasi 100 like in 4 minuti!).

Quello che mi sento di dirvi è che, a parere mio, la presenza di persone in rete nell’orario di trasmissione della puntata è stata decisamente elevata. Non ho però notato una grande propensione al commento, che devo dire io troverei impegnativo rispetto allo scorrere degli intrecci di questa serie. Sono stati pubblicati 4 post durante la puntata. Foto e citazioni dei dialoghi della serie sono quelli che hanno generato facile viralità tramite il like, mentre le domande mirate a stimolare discussioni (Secondo Post: “Anche voi siete scaramantici come Ipolita? Specchi rotti e portafortuna… quali sono le vostre superstizioni?”) hanno generato un numero inesistente di like e uno misurato di commenti, molti dei quali sono rivolti ai fatti che accadono nello scorrere della puntata, più che alla domanda del community manager.

Le mie considerazioni a valle dell’esperienza sono dunque queste: Lasciatemi seguire la serie! Quando sarò mentalmente libera ed emotivamente carica, sarò anche pronta al commento!

Come possiamo definire quindi i telespettatori della Market Revolution? Forse non desiderano avere pressing mentre sono intenti a capire quale sarà il collegamento tra le persone presentate dall’episodio di Touch, ma certo la sensazione è che essere tutti lì nello stesso momento, effettivamente risponda bene a quel bisogno di compagnia continua che le persone manifestano nelle più disparate situazioni: da quando sono in metropolitana e entrano in Facebook a guardare i loro amici o quando chattano su What’s Up in coda al semaforo (rischiando pure la multa!). Questi esseri rivoluzionati sono anche incredibilmente multitasking, ma allora la domanda sorge spontanea: il risultato è che alla fine facciamo tutto, ma male? Non necessariamente. Possiamo pensare di avere programmi molto facili, per i quali seguire pedissequamente le scene non è necessario e che si rendono quindi perfetti per il dibattito e la discussione, programmi in cui in realtà la TV diventa quasi davvero solo il sottofondo, con la differenza rispetto ad oggi che, noi che stiamo comunicando in rete apparteniamo al medesimo sottofondo televisivo.

Possiamo inoltre pensare di diversificare la nostra offerta con programmi invece più coinvolgenti che abbiano però delle vere community di dibattito post puntata, proprio come accadeva nei cineforum una volta: un serieforum online!

FOX sta comprendendo bene questo bisogno dei suoi telespettatori, per cui oggi tutti gli utenti SKY, malati di entertainment come me, si riconoscono in un canale o in un mix di essi (sia esso FOX Life, FOX Retro, FOX Crime, o FOX e basta) per poi, a cascata, riconoscersi anche nelle singole serie: “Disperata, e tu come ti senti?”.

Volete qualche numero generale? La pagina Facebook di FOX Italia è cresciuta durante la trasmissione di Touch di 30 fan e in un solo mese di 62.000… quante cose può fare un’azienda con tutti questi dati!

La mia sensazione è che FOX stia tentando di creare uno spazio, provando a colmare il divario tra scatola e divano, portando realmente i suoi consumatori all’interno delle storie che racconta.

 Come si conclude l’interessante articolo citato nella frase sopra, “The future of Social TV is not yet written. It takes vision. It takes creativity and imagination. It takes innovation. Most importantly, it takes the architecture of experiences to engage, enchant and activate viewers.”

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