Mercoledì, 28 Maggio, 2014
Inspiring Route, Post, quantified self
Il Quantified Self e il circolo virtuoso del miglioramento
posted by Redazione

Tempo di lettura: 5 minuti e mezzo

Vi ricordate il nostro post sul Quantified Self? Questa settimana abbiamo deciso di dedicare all’argomento un altro approfondimento.

Il tema è stato infatti protagonista della quinta tappa di Inspiring Route - il nostro ciclo di incontri che si propone di scoprire i fenomeni sociali, tecnologici e di consumo più innovativi che stanno rivoluzionando il mercato - e ci ha fornito numerosi spunti su cui riflettere, che andremo ad approfondire poco alla volta.

Durante l’incontro Inspiring Route dedicato al Quantified Self (QS) avevamo sottolineato più volte come uno dei principi su cui si basa il fenomeno, sia il desiderio di migliorare se stessi. In questo post cercheremo di capire come le persone che applicano i principi del QS alla propria vita (self-trackers) riescono a trasformare questo desiderio in realtà.

Ripartiamo dalla definizione di Quantified Self che avevamo scelto di adottare in precedenza: [il QS è] “il complesso di dati estratti che riguardano la propria vita, le tecniche utilizzate per raccoglierli e apprendere da essi, la mentalità che conduce a esplorare se stessi attraverso questi dati, e la partecipazione alla comunità con cui vengono condivisi”.

Da questa descrizione possiamo isolare 3 fasi fondamentali che caratterizzano l’applicazione del QS:

1) Tracking

Ogni cambiamento richiede l’analisi della situazione iniziale e la raccolta dati: chiunque desideri perdere peso, ad esempio, inizia con un’attività di monitoraggio, meglio se costante. Ma non solo. Il Quantified Self richiede che questa attività venga svolta in completa autonomia, grazie alle nuove tecnologie (da qui il termine self-tracker).

2) Awareness

Un self-tracker non si accontenta delle percezioni, ma desidera conoscere, esplorare nuovi aspetti di sé. I dati che raccoglie gli servono, appunto, a prendere coscienza, acquistare consapevolezza della sua situazione.

3) Behavior change

Ogni processo di miglioramento parte da un senso di insoddisfazione, da un desiderio di cambiamento. Per un self-tracker la soluzione è dentro di sé, a patto di mettersi in discussione e cambiare abitudini.

Tracking awareness behavior change

Il Feedback loop

Per capire meglio in che modo la pratica del Quantified Self aiuti a migliorare se stessi, ci affidiamo allo studioso Neema Moraveji.

Moraveji, oltre a essere ricercatore presso la Standford University, è membro di uno degli oltre 160 gruppi “Quantified Self” sparsi in giro per il mondo. Gli aderenti al movimento del Quantified Self sostengono che il miglioramento passa attraverso il self-tracking, quindi si migliora solo se ci si tiene monitorati. Moraveji è andato oltre.

Secondo lo studioso, infatti, si migliora, solo se si raggiunge quella che lui chiama “perfect self-awareness”, la perfetta consapevolezza di sé. Come?

Seguendo un percorso ideale – da lui definito “feedback loop” - possiamo immaginare di percorrere in senso orario un circolo virtuoso. Per riprendere l’esempio che facevamo prima, una persona che vuole perdere peso dovrà passare attraverso:

Feedback loop graph1) La definizione degli obiettivi

È la leva motivazionale che ci spinge a cambiare, perché alla base c’è un livello di insoddisfazione, ma anche una prospettiva di miglioramento. È anche l’ago della bussola da guardare ogni volta che ci smarriamo, che ci sentiamo demotivati e senza forze. È un numero da scalare per gradi che ci porterà a essere persone migliori.

2) L’azione

Una volta stabilito dove si vuole arrivare, bisogna partire e passare all’azione. Un self-tracker che intende dimagrire, deve intraprendere una serie di azioni mirate e non contrastanti tra loro. Le molteplici app presenti sul mercato sono certamente d’aiuto, ma risultano inefficaci se, ad esempio, non si abbina una dieta salutare all’allenamento fisico.

3) Monitoraggio

Il monitoraggio è una fase fondamentale in un percorso di cambiamento. Può essere un’occasione per trovare maggior spinta motivazionale in un momento di scoraggiamento e ci fornisce una fotografia da confrontare con la situazione ideale.

4) Tempo di bilancio

Al termine del processo di cambiamento, il self-tracker può visualizzare tutti gli step compiuti nel tempo. Tra chi raggiunge l’obiettivo prefissato, c’è chi ci prende gusto e riprende il ciclo imponendosi nuovi orizzonti (step 1), ma c’è anche chi non ottiene i risultati sperati. In questo caso, bisognerà ricominciare dall’azione (step 3).

Il cambio di paradigma

Il processo individuato da Moraveji, per quanto possa sembrare poco originale, è l’espressione di un fenomeno abilitato dallo sviluppo tecnologico. L’uomo, infatti, desidera migliorarsi da sempre.

Cosa distingue allora un self-tracker dalle altre persone? Quali sono i cambi di paradigma per cui lo possiamo definire come tale?

Grazie alla ricerca in campo biotecnologico, alla diffusione di sensori e allo sviluppo di app, tracciarsi non è mai stato così semplice. Il self-tracker ha a disposizione strumenti che gli permettono di misurare qualunque attività, comportamento, abitudine in cui lui desidera migliorarsi.

Pensiamo a Mint, l’app di personal finance: Mint consente di gestire il proprio conto bancario, in maniera automatica e intelligente, di stabilire i propri budget e visualizzare quando si va oltre. E senza sforzo! È infatti possibile scegliere tra oltre 20 tipi di alert per segnalare quando è necessario pagare le bollette, quando si sta spendendo eccessivamente, etc.

Queste tecnologie garantiscono l’elaborazione di una grande mole di dati in maniera qualitativa e pratica.

Quantified self image

Un tempo il rilevamento dell’attività cerebrale di una persona dormiente era di competenza esclusiva di medici specializzati. Oggi esistono dispositivi indossabili che ci permettono di monitorare il sonno in modo autonomo e in tempo reale. Si è passati dal “track for me” al “track-yourself”, ovvero dall’ “expertise” al “do-it-your-self”. Comodo! Ma attenzione: a volte l’interpretazione dei dati richiede il parere di un esperto.

quantified self image

La possibilità di comparare in tempo reale le proprie prestazioni con gli obiettivi desiderati, consente di affrontare il percorso di cambiamento con un approccio più responsabile. Lungo il processo del “feedback loop”, il self-tracker non è solo consapevole che qualcosa sta cambiando, ma ne è coinvolto in maniera attiva.

Pensiamo, a uno sportivo professionista, per cui ogni minima variazione della prestazione conta. Ad esempio, già da anni Nike e Adidas hanno messo in commercio dispositivi che permettono all’atleta – ma anche allo sportivo comune – di misurare le proprie prestazioni, consentendo di focalizzarsi maggiormente sui propri obiettivi in un miglioramento continuo.

quantified self image

Qualità, do-it-yourself ed empowerment sono gli elementi che consentono di portare avanti con successo il processo di feedback loop e di intraprendere, così, un circolo virtuoso continuo.

Le domande che si aprono a questo punto sono ancora molte. Ad esempio: cosa ha condotto allo sviluppo del QS? (abbiamo parlato di tecnologia ma non è l’unico fattore) Quali sono le implicazioni che può avere per le aziende? Per oggi ci fermiamo qui, con la promessa che torneremo ad approfondire gli altri aspetti del fenomeno attraverso altri post.