Dalla wearable technology al Quantified Self

Smartwatch Motorola Android

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Il 18 marzo Google ha annunciato il rilascio di Android Wear, ovvero l’estensione del sistema operativo Android agli smartwatches.

Molti brand di consumer electronics come Motorola, Samsung e LG, hanno già messo in programma per quest’estate la produzione dei loro primi smartwatches, basati su Android, e il New York Times parla dell’evento come dell’avvio ufficiale dell’era della wearable technology.

Dalla wearable technology al Quantified Self

In realtà è già da diversi anni che lo stesso Google si sta concentrando su queste tecnologie, partendo sempre da oggetti familiari al consumatore, attraverso il progetto Google Glasses. L’evidenza del fatto che il gigante di Mountain View stia spingendo molto in questo senso, è stata confermata pochi giorni fa dall’ufficializzazione dell’accordo con Luxottica – azienda leader nel design, produzione, distribuzione e vendita di occhiali di fascia alta, di lusso e sportivi – per lavorare assieme agli occhiali di Google.

Ma i casi di successo nel campo della wearable technology sono molteplici e non si limitano ai prodotti Google: Nike Fuelband, il bracciale UP di Jawbone, gli smartracker Withings PulseMisfit Shine, Fitbit Zip, etc. Per darvi un’idea dei numeri, gli smartwatches sono solo uno dei 56 dispositivi indossabili al polso presenti a oggi, ed esistono già 34 wearables per il viso

È solo questione di tempo, quindi, prima che le potenzialità di Android Wear si proiettino sull’intero, variegato universo dei wearables, che comprende qualsiasi tipo di dispositivo elettronico o prodotto che può essere indossato o integrato nell’abbigliamento di una persona, allo scopo di inserire l’elaborazione dei dati all’interno delle sue attività quotidiane

Con Android Wear, Google si propone di offrire al consumatore “Informazione che si muove con te”, come recita il payoff della campagna. Anche se si potrebbe aggiungere informazione che si muove per te e, perché no, informazione che ti fa muovere. La wearable technology è infatti uno dei driver che ha condotto allo sviluppo del movimento Quantified Self (QS), termine coniato nel 2007 Gary Wolf e Kevin Kelly – della rivista Wired – in seguito all’enorme espansione delle tecnologie di self-tracking.

Cos’è il Quantified Self?

Me-dataWolf e Kelley interpretarono la nuova capacità di raccogliere tutta una serie di dati sulla salute, le performance delle persone e l’ambiente circostante, come la possibilità di aprire loro una “finestra” sulle attività svolte, come la possibilità di offrir loro uno specchio in cui riflettersi, per osservare se stessi e monitorarsi in maniera precisa. Una delle definizioni del Quantified Self lo dipinge come un movimento che mira a incorporare la tecnologia nell’acquisizione dei dati riguardanti gli aspetti della vita quotidiana di una persona, in termini di input (es. cibo consumato, qualità dell’aria consumate), stati (es. umore, livello dell’ossigeno nel sangue), e performance (mentali e fisiche).

Questa decodifica del fenomeno non fa però emergere come il QS vada oltre alle pratiche di self-tracking, perchè è vero che esso consente di utilizzare ai singoli un metodo scientifico per tracciare dati personali specifici, ma consente anche loro di aggregare, condividere e mettere a confronto questi dati allo scopo di migliorare se stessi e le proprie prestazioni.

Abbiamo perciò fatto nostra questa definizione: il Quantified Self è il complesso di dati estratti che riguardano la propria vita, le tecniche utilizzate per raccoglierli e apprendere da essi, la mentalità che conduce a esplorare se stessi attraverso questi dati, e la partecipazione alla comunità con cui vengono condivisi.

Si crea perciò uno scontro-incontro tra due opposte tendenze: da un lato, infatti, i dati che raccogliamo tramite la wearable technology diventano iper-personalizzati, dall’altro la stessa tecnologia consente di trascendere la dimensione personale del self-tracking, in un’ottica di condivisione pubblica. Da qui le proprie esperienze, i propri metodi, e i significati che attribuiamo a essi, possono essere posti tutti sotto interrogativo.

Wearable technology: dimensioni e numeri

Abbiamo parlato di input, performance, self-tracking, termini che riportano al mondo della salute, del fitness (avevamo discusso dei benefici della digital health in un intervista ai fondatori della startup Qardio). I numeri ci ricordano, però, come la wearable technology non si utilizzi esclusivamente in questi settori: tra i prodotti elettronici indossabili in vendita, o in una fase di prototipo avanzata, ben il 70% è costituito da dispositivi categorizzati sotto l’etichetta di “Lifestyle”.

Il QS del quotidiano è una realtà presente già da alcuni anni, che condizionerà sempre di più i nostri comportamenti (rimandiamo al video di Android Wear). Nel 2011 sono stati venduti 14 milioni di dispositivi indossabili, entro il 2016 ci sia spetta che il numero raggiunga i 171 milioni e, guardando più in là, che chi prevede per il 2020 la vendita di 75 miliardi di dispositivi. Considerando che, al momento, il prezzo medio di un dispositivo indossabile si aggira attorno ai 431$ (circa 312 euro).

Model wearing google glasses

E per le aziende?

Le implicazioni del fenomeno sono evidenti al punto che già molte aziende in settori “tradizionali” – dalla medicina, all’educazione, al settore immobiliare, alle banche - stanno iniziando a confrontarsi con esso. Molte sono le possibilità, alcune ancora inesplorate, che sono date dal QS ma le prime che saltano in mente sono la possibilità di personalizzare e automatizzare tutta una serie di servizi alla persona - che possono ora godere di un’indipendenza, una specificità e una flessibilità mai vista prima – e di riuscire ad anticipare i bisogni del consumatore/utente.

Inspiring Route alla scoperta del Quantified Self

Dopo avervi offerto alcuni spunti di riflessione, sappiamo perfettamente che non basta un post per ragionare sul QS. Per questo abbiamo deciso di approfondire il fenomeno martedì 15 aprile, dedicandogli la quinta tappa di Inspiring Route.

Come per ogni incontro Inspiring Route, presenteremo un percorso di approfondimento del fenomeno a partire dalla definizione delle sue caratteristiche generali: le caratteristiche del fenomeno, i suoi driver e cause e le sue dimensioni; l’analisi dell’impatto sui settori tradizionali e sui modelli di business e del mercato, facendo emergere opportunità per le aziende ed elementi di criticità.

Lo spazio per la discussione, durante e dopo la presentazione,  non può mai mancare e, come al solito, l’incontro sarà seguito da un aperitivo.

Vi aspettiamo martedì 15 aprile alle ore 19

presso la sede di Futureberry

che si trova a Milano, in Via G. Ripamonti 44 (scala B, loft 16)

Per partecipare scriveteci a info@marketrevolution.it

Per scoprire di più su Inspiring Route e rimanere aggiornati, seguiteci sui social (Facebook, Twitter, Google+, Linkedin) o iscrivetevi alla newsletter.

Il progetto

Market Revolution è un progetto di Futureberry
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